CERIMONIA DI INTITOLAZIONE

INTITOLAZIONE PIAZZA “MARTIRI DELLE FOIBE”

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TRECATE – «L’Amministrazione comunale ha deciso di intitolare ai “Martiri delle foibe” proprio questo piazzale in quanto è uno dei più utilizzati di Trecate: in questo modo, i molti fruitori del parcheggio, ogni giorno passeranno davanti a questa targa e potranno ricordare quanto è successo più di settant’anni fa in Venezia Giulia, Istria e Dalmazia»: queste le parole del  Sindaco Federico Binatti nell’introdurre la cerimonia di intitolazione svoltasi domenica 10 febbraio, “Giorno del Ricordo”, nell’ampliato parcheggio di via Murello alla presenza di cittadini, associazioni d’Arma ed autorità civili locali e della provincia che hanno sottolineato l’importanza di perpetuare la memoria di questi eventi in modo che non debbano accadere mai più.  Successivamente, Franco Peretti ha introdotto il tema delle foibe da un punto di vista storico e la professoressa Rossana Mondoni si è soffermata sulla vicenda personale di Norma Cossetto, una delle prime italiane torturate e infoibate nel 1943 e della sorella Licia che riuscì a scappare in Italia: «Mi auguro che, per giustizia storica, saranno identificati gli assassini e spero che si arriverà a individuare un’unica giornata per ricordare le vittime delle foibe e dei campi di concentramento per auspicare la pace». 
A togliere il vessillo nazionale che ricopriva la targa insieme al primo cittadino, è stata invitata Caterina Giovannini, esule arrivata a Novara negli anni Quaranta; infine, l’architetto Fabiano Bariani ha illustrato le caratteristiche del monumento che verrà realizzato nei prossimi mesi. Assente alla cerimonia per motivi lavorativi, il consigliere comunale Cesare Fregonara di Fratelli d’Italia, promotore dell’intitolazione di quel piazzale. 

Una deprecabile, ingiustificata, incomprensibile e colpevole assenza, è stata invece quella di un qualsiasi sacerdote cattolico della nostra parrocchia, che hanno declinato l’invito a benedire la targa commemorativa di una strage che ha visto coinvolto un imprecisato numero di vittime civili di ogni età, colpevoli di essere residenti in quei luoghi ed oggetto di una pulizia etnica per mano dei partigiani slavi del maresciallo Tito. 

Ho faticato a comprendere e definire l’assenza dei sacerdoti trecatesi con quegli aggettivi, poiché mi sarei espresso con ben altro; ma porto ancora rispetto per quello che l’abito da costoro indossato rappresenta. Trovo inconcepibile ed inammissibile che durante le funzioni di quella stessa domenica abbiano chiesto di pregare per quelle vittime, per poi rifiutarsi di andare a benedire una targa commemorativa di tale eccidio.  Qualsiasi popolo di ogni etnia ha un Dio nel quale credere, confidare, indipendentemente da chi lo rappresenta: anche quegli innocenti sterminati nelle foibe, disconosciute in questa occasione dai sacerdoti trecatesi. Mi è capitato altre volte di assistere ad intitolazioni (ad esempio, piazzale Loi a San Martino) ed ho sempre riscontrato la presenza di un sacerdote benedicente: perché non in questo frangente?  Sono un pessimo cattolico e non spetta a me dare giudizi, ma sento di dovermi inchinare di fronte alle morti di innocenti vittime dell’odio sterminatore, da chiunque e per qualsiasi motivo, sia perpetrato. Queste innocenti morti, in cosa si differenziano dalle altre, per non meritare la benedizione di una targa commemorativa?

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