O SEI ROSSO O SEI FASCISTA

O sei rosso o sei fascista

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Sono stati numerosi gli episodi di squadrismo fascista che, con lo scopo di intimidire ed impedire il corretto svolgersi degli incontri pubblici durante la campagna elettorale, hanno cercato di chiudere la bocca agli avversari politici con urla, minacce, lanciando oggetti contro le forze dell’ordine e contro chi nelle piazze o dal palco, si accingeva a parlare.

Questi disturbatori seriali che si dichiarano antifascisti, in realtà hanno assorbito la parte peggiore dei sistemi fascisti e stanno applicando gli stessi metodi per intimidire gli avversari politici. E’ bastato l’arrivo a Catania di Salvini, Meloni e Tajani per scatenare la peggiore feccia rossa. Tuttavia, come afferma il Direttore Sallusti, definirli fascisti si fa un torto all’originale; questi sono comunisti e/o facinorosi della peggior specie. La sinistra italiana ha cambiato nome più volte, ma nei comportamenti, nell’arroganza e nell’anima, è rimasta comunista.

Ma non sono soli: la stampa loro amica (quasi tutta), non solo non condanna ma giustifica e minimizza questi episodi, definendoli occasionali. Certo che se questi fatti si fossero verificati a parti inverse, si sarebbe gridato al pericolo fascista, al tentativo d’imporre una dittatura e altre falsità del genere. Per costoro e per molti canali d’informazione, la violenza è condannabile solo se viene da destra.

Evidentemente il concetto di democrazia si è ribaltato; dal dopo guerra a oggi non si sono mai visti militanti di destra contestare o fare chiasso ai comizi degli altri politicanti, mentre si susseguono inesorabilmente e con tendenza in aumento, quelli della sinistra e dei centri sociali, espressione estremista del popolo rosso. Sarà perché si sentono intellettualmente superiori che, quando si discute di politica, ti giudicano come se tu fossi di un’altra razza, inferiore e stupida; per questi, uno di destra non può essere che così. Sarebbe interessante capire quale molla muove quel certo mondo a considerare con disprezzo, quasi con odio razzista, chi non è dalla loro parte. Si percepisce chiaramente un livore, un odio militante e vigliacco, una pulsione animalesca che se fosse possibile, vorrebbe eliminare fisicamente l’avversario, toglierlo di mezzo, negarlo completamente (un esempio eclatante, le affermazioni di Toscani). Questa evidenza, si percepisce chiaramente nel mondo dello spettacolo (Mannoia, Favino, Vecchioni…) dove chi la pensa in modo diverso, chi non è allineato al pensiero di sinistra si ritrova porte chiuse, facce ostili, rifiuti schifati ed emarginazione. Sono certo che in questo mondo vi siano artisti che non siano di sinistra, ma che si guardano bene dal manifestarlo, pena la sopracitata emarginazione (recentemente il “caso Fausto Leali” espulso ed emarginato da un programma televisivo).

Se vuoi lavorare ti devi uniformare. Per esempio: vorrei capire cosa spinge un ottimo attore come Favino, a ringhiare contro Salvini per la sua presenza alla Mostra del cinema di Venezia. Ma ci possono andare solo i politici di sinistra? Agli altri, anche se pagano il biglietto, non è consentito? O come il noto regista Muccino che non offre nessuna solidarietà a Salvini dopo l’aggressione che questi ha subito a Pontassieve; per il regista è giusto così. Sarebbe stato un ottimo scagnozzo per Stalin. E che dire di Capanna, l’ex leader maximo di Lotta Continua che, dopo il lancio di pomodori contro Salvini, ha affermato che “in fondo erano solo pomodori”; probabilmente avrebbe preferito una fucilata, sicuramente più efficace. Ma comportamenti come questi si sono ripetuti per decenni in molteplici occasioni, senza nessuna apertura di dialogo ma solo porte chiuse, facce ostili e rifiuti schifati verso chi la pensa in modo opposto.

Da una parte è la vita reale con tutti i suoi difetti ed il buon senso e dall’altra c’è l’arcigna acida mistificazione della realtà, l’istinto e l’istigazione alla soppressione del nemico, o in tempi di pace, alla ghetizzazione dell’indegno rivale.

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