Unioni-civili

RISPONDE L’AVVOCATO CIVILISTA a cura dell’ Avv. Lara Mostacchi del Foro di Novara

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Gent.le Avvocato, è appena entrata in vigore la legge sulle unioni civili tra persone dello stesso sesso: può fornirci dei chiarimenti sull’argomento?  Luigi

 

Caro Luigi, la scorsa domenica 5 giugno è entrata in vigore la legge n. 76/2016, meglio nota come “Legge Cirinnà”, che all’art. 1, commi 1-34, disciplina per la prima volta nell’ordinamento giuridico italiano, non solo le unioni civili tra due persone dello stesso sesso, ma anche le convivenze di fatto. Ora le coppie omosessuali sono qualificate dal legislatore come “specifiche formazioni sociali” e possono usufruire di questo nuovo istituto giuridico di diritto pubblico. Poiché nella pratica non è ancora tutto chiaro mancando ancora una serie di decreti attuativi, per il momento posso soltanto chiarire alcuni punti essenziali. Infatti, per poter celebrare le prime unioni, occorre aspettare almeno il 30 giugno, giorno ultimo per l’emanazione del decreto ad hoc che darà tutte le indicazioni. A differenza del matrimonio, la registrazione dell’unione non prevede pubblicazioni, ma basta una dichiarazione di fronte all’Ufficiale dello Stato Civile in presenza di due testimoni, senza formule sacramentali particolari. Tale dichiarazione, può essere richiesta all’Ufficiale dello Stato Civile del comune dove uno degli uniti ha la residenza. L’Ufficiale dovrà compilare un certificato con i dati anagrafici delle parti, il regime patrimoniale prescelto (che in mancanza di scelta contraria resta la comunione dei beni), “l’indirizzo della vita familiare e la residenza comune” e l’atto sarà registrato nell’archivio dello Stato Civile.

Le parti possono altresì stabilire, per la durata dell’unione, un cognome comune scegliendolo tra i loro cognomi, anche anteponendo o posponendo il proprio cognome se diverso. Non possono invece contrarre unioni civili, le persone che sono già sposate o sono già parte di un’altra unione civile, quelle interdette per infermità mentale, quelle che sono parenti, quelle che sono state condannate in via definitiva per l’omicidio o il tentato omicidio di un precedente coniuge o contraente di unione civile dell’altra parte e da ultimo, quelle il cui consenso all’unione è stato estorto con violenza o determinato da paura.

Con la costituzione dell’unione civile, le parti acquistano gli stessi diritti e assumono i medesimi doveri come l’obbligo reciproco all’assistenza morale e materiale e alla coabitazione. Entrambe  sono tenute, ciascuna in relazione alle proprie sostanze e alla propria capacità di lavoro professionale e casalingo, a contribuire ai bisogni comuni. Tuttavia, a differenza del “matrimonio tradizionale”, non è previsto l’obbligo di fedeltà. Per quanto riguarda il regime patrimoniale, in mancanza di diversa convenzione patrimoniale, esso è costituito dalla comunione dei beni.

Molti altri diritti del matrimonio, vengono estesi alle coppie gay: congedi parentali, contratti collettivi di lavoro, detrazioni per il coniuge (vale a dire uno sconto sulle tasse che si ha ogni mese sulla busta paga), possibilità di usufruire di 3 giorni di permesso al mese per assistere il coniuge con handicap grave (Legge 104/92) e agevolazioni nelle graduatorie dell’asilo nido se si hanno dei figli.  Quindi, eventuali relazioni esterne alla coppia, non potranno essere chiamate in causa nel caso in cui uno dei due partner chieda lo scioglimento.

Inoltre, quando si tratta di acquistare un immobile e di pagare le rate alla banca, con le unioni civili si hanno gli stessi effetti del matrimonio. Di conseguenza, la nuova legge offrirà anche maggiori possibilità di accendere un mutuo, perché sarà la coppia a poter fornire le garanzie e non più la persona singola come succedeva prima. Come del resto, in caso di mancato rispetto del pagamento delle rate, il creditore si potrà rifare sulla coppia. Sul fronte dell’affitto, se l’inquilino muore o recede dalla locazione della casa dove la coppia ha la residenza comune, il convivente di fatto ha facoltà di succedergli nel contratto.

Per le coppie unite civilmente, manca il periodo di separazione: basterà che un solo partner presenti una comunicazione all’Ufficiale di Stato Civile contenente la volontà di sciogliere l’unione. Dopo tre mesi dalla presentazione della comunicazione, si potrà chiedere il divorzio per via giudiziale attraverso la negoziazione assistita, o con un accordo sottoscritto davanti all’Ufficiale di Stato Civile. In caso di divorzio, il partner più debole avrà diritto agli alimenti, oltre che all’assegnazione della casa. Grandi novità anche nel caso di morte di uno dei due partner: oltre ad essere garantito il diritto alla pensione di reversibilità, il superstite avrà diritto al Tfr dell’altro e anche all’eredità per la quota di legittima (quella prevista per i coniugi nel matrimonio), vale a dire il 50% del lascito, mentre l’altra metà va agli eventuali figli.

In definitiva, pur essendo un miglioramento rispetto al passato, tale riforma non assicura certamente la parità  delle persone gay e lesbiche rispetto alla “famiglia tradizionale” ed è carente se confrontata alle norme previste nei principali Paesi europei e non; di fatto, si nega ancora la possibilità per le coppie unite civilmente, di ricorrere all’istituto delle adozioni e per di più si dà per scontato che il legame fra due partners dello stesso sesso, sia meno stabile e profondo rispetto a quello di una coppia eterosessuale.

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