I CONSIGLI DELLA PSICOLOGA

IL DISTURBO DA DEFICIT DI ATTENZIONE ED IPERATTIVITA’

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a cura della Dott.ssa Laura Guaglio – Terapeuta EMDR

Spesso capita di sentire insegnanti e genitori lamentarsi del comportamento estremamente vivace, irrequieto ed impulsivo dei bambini, che vengono descritti come ingestibili. In alcuni casi, si tratta della sindrome ADHD, che è l’acronimo di Disturbo da Deficit di Attenzione e Iperattività. Tale sindrome, rientra tra i più comuni disordini dell’età evolutiva con esordio durante l’infanzia o in adolescenza. L’ADHD riguarda circa il 3-5% dei bambini, ma talvolta il disturbo perdura anche in età adulta e può compromettere il funzionamento sociale, scolastico e professionale. 

Le cause della sindrome da deficit di attenzione e iperattività, non sono ancora del tutto chiare, ma alcuni studi dimostrano un’origine multifattoriale del disturbo, causata dalla combinazione di aspetti ambientali, sociali, comportamentali, biochimici e genetici.

Alcuni fattori ambientali che sembrano giocare un ruolo decisivo nello sviluppo della sindrome ADHD sono: fumo o abuso di alcool durante la gravidanza, nascita prematura, basso peso neonatale, danni neurologici al momento del parto. La diagnosi di ADHD, viene effettuata da un medico specializzato in neuropsichiatria, quando vengono riscontrati determinati sintomi che devono manifestarsi entro i 7 anni d’età per oltre 6 mesi consecutivi in almeno due diversi contesti di vita, come ad esempio a scuola ed a casa.

Quali sono i campanelli d’allarme a cui genitori ed insegnanti dovrebbero prestare attenzione?

Ecco l’elenco dei sintomi che caratterizzano la sindrome ADHD:

  • Deficit di attenzione;
  • Attività motoria eccessiva, persistente e continuativa (iperattività);
  • Impulsività comportamentale e verbale.

Il bambino quindi, appare spesso distratto o disattento, da l’impressione di non ascoltare quando gli si parla, fatica a portare a termine un compito ed a focalizzare la propria attenzione su una singola attività specifica. Sembra inoltre dotato di un’inesauribile energia difficile da scaricare nonostante l’elevata attività fisica. Un altro importante segnale, è quello di notare se il bambino non riesce a stare seduto composto per più di cinque minuti, tende ad agitare le gambe ed a muoversi in continuazione. Il bambino agisce senza riflettere o risponde senza rispettare il proprio turno interrompendo i discorsi altrui, manifesta impazienza ed incapacità di controllare le proprie reazioni agli stimoli che derivano dall’ambiente circostante. Per rientrare nel disturbo ADHD, tutti questi atteggiamenti devono avere frequenza quotidiana e non dipendere da particolari circostanze (stanchezza, irritabilità, noia); devono inoltre essere reazioni spropositate per l’età e la situazione in cui si trova il bambino.

È inoltre importante sottolineare che non esistono due bambini ADHD con la stessa sintomatologia: c’è chi presenta soprattutto un deficit di attenzione, chi è irrequieto e chi invece è impulsivo, o una miscela di due o tre componenti della sindrome. Generalmente l’ADHD può essere associata anche ai disturbi del comportamento, della condotta, ai disturbi specifici dell’apprendimento (dislessia, disortografia, disgrafia e discalculia) o ai disturbi del sonno, oppure ad impaccio motorio, ansia o depressione. 

Come si può intervenire per gestire i sintomi della sindrome?

Il trattamento dell’ADHD è basato principalmente su terapie comportamentali e interventi psico-educativi tenuti da psicologi che forniscono gli strumenti a genitori e bambini, per ridurre ed imparare a controllare la disattenzione, l’impulsività e l’irrequietezza. Generalmente, il percorso psico-educativo è sufficiente per ridurre i sintomi ADHD, ma in alcuni casi si preferisce integrare l’intervento psicologico con la somministrazione di farmaci specifici.

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