Man eating at night next to refrigerator

Sonno e cibo

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La perdita di ore di sonno influisce sul funzionamento dei centri cerebrali della ricompensa, rendendo più desiderabile i cibi ricchi di grassi e zuccheri, favorendo così il rischio di obesità.

A rivelarlo è uno studio condotto dai ricercatori della Clinica Universitaria di Amburgo-Eppendorf e dell’Università di Colonia, in Germania. 

Durante il consumo di alimenti, si attivano sistemi complessi come la memoria, le emozioni, le motivazioni ed il senso di ricompensa, segnali interpretati dal lobo frontale dell’encefalo che decide quando iniziare o smettere di mangiare e quanto. L’associazione fra un numero inadeguato di ore di sonno e l’aumento del rischio di obesità, è già stata dimostrata da diversi studi, che però si sono concentrati sui meccanismi ormonali coinvolti, in particolare sullo sbilanciamento fra produzione e rilascio di grelina, un ormone che stimola l’appetito, e di leptina, che regola la sazietà. Questo nuovo studio invece, ha dimostrato che in tale associazione, rientra anche un meccanismo differente che coinvolge due aree cerebrali del sistema della ricompensa: l’amigdala e l’ipotalamo.  Queste due aree, spiegano i ricercatori, entrano in gioco anche dopo un singolo episodio di perdita di sonno, prima che si manifestino modifiche ormonali. La sovrattivazione dell’amigdala in particolare, tende a spostare le preferenze alimentari verso snack e altri cibi ricchi di grassi o zuccheri, i cui eccessi risultano dannosi per la salute.

Il corpo umano tende a produrre ormoni in maniera differente durante la giornata: negli orari serali infatti, si ha una diminuzione di peptide YY e di leptina che causano la sazietà, mentre si ha un incremento di produzione di grelina che induce un senso di fame: ecco perché di notte, abbiamo spesso voglia “dello spuntino di mezzanotte”.

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