Father and daughter smiling - isolated over a white background

Il ruolo paterno nello sviluppo del bambino

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In onore della festa del papà che cade a marzo, parliamo di questa importantissima figura. Generalmente i libri di psicologia e illustri ricercatori, hanno evidenziato per decenni l’importanza della relazione madre-bambino per la crescita sana ed equilibrata del figlio, trascurando però il contributo paterno. Nel primo anno di vita, il neonato sviluppa un rapporto privilegiato con la madre, dalla quale però con il tempo, deve imparare a separarsi e staccarsi, per poter creare una propria identità. 

Da un rapporto madre-figlio simbiotico dei primissimi mesi, si deve passare ad un rapporto stretto ma che lasci spazio anche all’esplorazione dell’ambiente e al coinvolgimento di nuove figure significative: papà, nonni, zii… Il ruolo del padre è fondamentale fin dalla nascita del piccolo perchè introduce un elemento di diversità, un terzo nel rapporto madre-figlio, che permette al bambino di crescere e staccarsi dalla madre.

Se pensiamo alle famiglie di una volta, è facile notare che i ruoli materni e paterni erano più rigidi e diversamente definiti: la donna si occupava della casa e della cura della prole, mentre l’uomo era colui che “portava i soldi a casa” e impartiva ordini, simboleggiando la figura autoritaria e talvolta spaventosa agli occhi dei figli. Nella nostra società moderna, molte cose sono cambiate: i padri non sono più soltanto una figura da temere e rispettare, bensì sono diventati compagni di giochi, complici e alleati dei figli e della madre. I cambiamenti avvenuti nel nostro periodo storico e sociale concernenti la figura paterna, offrono nuove e ricche potenzialità. In passato, il padre era spesso definito “padre-padrone”, solitamente assente nella cura dei figli, che interveniva ove necessario, attraverso punizioni e ordini. 

Oggi invece, questa autorità si è persa, facendo spazio a nuovi modi paterni di stare con i figli: non è strano vedere uomini che spingono carrozzine, cambiano i pannolini, vanno ai colloqui con gli insegnanti dei figli oppure che si prestano a giocare con loro. In sostanza, i papà moderni sono generalmente più disposti a mostrarsi come figure di riferimento “amichevoli” anzichè “autoritarie” e ad essere più presenti e attivi nella crescita dei figli, dedicando loro attenzioni che in passato erano esclusiva prerogativa “materna”.

Non è nemmeno insolito oggi, vedere dei padri che fanno i “mammi” a tutti gli effetti e che per motivi di lavoro o familiari si occupano della casa, grazie anche alla maggiore indipendenza sociale ed economica raggiunta dalle donne e madri in carriera.

Ciò ha portato un miglioramento nel rapporto padre-figli, evitando che questi ultimi sviluppassero un timore referenziale verso la figura paterna. Tuttavia, in alcuni casi, la totale perdita di autorità in favore di un rapporto “paritario” e quasi “da amico” tra genitori e figli, non giova al benessere e all’educazione del bambino. Si è passati da un estremo all’altro. Spesso infatti, i bambini non hanno più limiti o regole chiare a cui sottostare, anzi, sono loro stessi che decidono e addirittura in alcuni casi, danno ordini ai propri genitori,come se ora in casa i “pantaloni” li portassero loro. Il problema è che non spetta ai figli piccoli prendere certe decisioni, ma è compito del genitore o dell’adulto, che grazie alla propria esperienza, ha la maturità necessaria per stabilire cosa sia più opportuno fare.

Come si suol dire, la giusta misura sta nel mezzo: ovvero, ben venga il padre disponibile e presente, ma allo stesso tempo che sia anche capace di dire dei “NO” e stabilire delle regole educative che aiutano a crescere. Insomma, il papà deve concordare una linea educativa condivisa con la mamma del bambino, per il benessere di quest’ultimo.

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