AUTOSTIMA

“Autostima”: la consapevolezza del valore di se stessi

facebooktwittergoogle_pluslinkedinmail

a cura della Dott.ssa Laura Guaglio – Terapeuta EMDR

L’affermazione di Eleanor Roosevelt “Nessuno può farvi sentire inferiori senza il vostro consenso” è particolarmente significativa se pensiamo alla nostra autostima ed a quanta fiducia nutriamo in noi stessi. Di fatto, ognuno di noi presenta delle convinzioni e credenze personali che costruiscono la propria identità e l’immagine che abbiamo di noi stessi. L’autostima si sviluppa fin dalla prima infanzia, attraverso le esperienze di vita che si verificano nel contesto familiare, scolastico e sociale ed a come interpretiamo gli eventi e le situazioni che viviamo.

Fin da piccoli, ci viene insegnato a fare confronti con un modello ideale rispetto al quale ci sentiamo sistematicamente inferiori. Da bambini, impariamo a valutare noi stessi in base al valore che ci viene attribuito dai genitori, da ciò che dicono di noi, da come siamo giudicati. Così, le etichette “buono/cattivo”, “bravo/monello” trasmettono un giudizio sul nostro valore personale che viene immagazzinato ed impresso nella memoria e difficilmente si può modificare nel tempo. Anche la scuola svolge un ruolo attivo nella costruzione dell’autostima dei bambini, sia in senso positivo che negativo. Essa infatti, può rafforzare o modificare l’immagine del bambino attribuendogli nuovi appellativi (capace/incapace; volenteroso/pigrone…). Anche i voti vanno ad alimentare il senso di autostima del bambino: ciò succede quando gli adulti trasmettono al piccolo l’idea che il voto rispecchi il suo valore personale. In realtà, i voti sono legati solo ed esclusivamente alla preparazione dello studente su un dato argomento e non al giudizio relativo alla sua “simpatia o gentilezza” come persona. 

Generalmente le persone che manifestano poca autostima si mostrano sfiduciate, tristi, insicure, ansiose e, nei casi peggiori, depresse. Al contrario, coloro che nutrono una buona dose di autostima personale appaiono sicuri, decisi e disinvolti e trasmettono l’idea di essere soddisfatti di sé.

Il termine “autostima” deriva dal latino e significa “valutare, stabilire il valore di qualcosa o qualcuno”. Come noi stimiamo il valore di oggetti, in egual modo diamo una valutazione della nostra persona per le sue caratteristiche e qualità interiori: questa, diviene l’immagine che diamo e che viene apprezzata dal mondo esterno. I primi studi sulla tematica, sono stati effettuati dallo psicologo William James che definiva l’autostima come il rapporto tra il “sé” percepito e quello ideale. Se l’idea che abbiamo di noi stessi si avvicina al nostro “io” ideale, allora ci sentiremo soddisfatti; al contrario, se riteniamo che ci sia una grande differenza tra come siamo realmente e quello che vorremmo essere, svilupperemo insicurezze e avremo un problema di autostima.

In alcuni casi, una bassa autostima nasce dal costante paragone tra ciò che possediamo e ciò che vorremmo possedere a livello materiale e affettivo: il nostro valore, dipende dallo “status symbol”, da quante ricchezze possediamo, dal fatto di aver raggiunto o meno dei traguardi lavorativi o personali (diploma, laurea, posto fisso, ruolo lavorativo importante, matrimonio, figli…).  Questo meccanismo, ci porta a non essere mai soddisfatti di noi stessi ed a concentrarci solo sulle nostre “mancanze” reali o presunte, senza fermarci a riflettere su:

  1. Gli obiettivi già raggiunti, magari con fatica e tanta determinazione;
  2. I nostri veri desideri, che forse non sempre coincidono con le richieste che ci vengono fatte dal mondo esterno. 

Ad esempio: immaginiamo un giovane diplomato che vorrebbe seguire le proprie inclinazioni e scegliere una determinata facoltà universitaria, ma si fa convincere dalle pressioni esterne a iscriversi ad un altro corso che a detta altrui, gli garantirà maggiore sicurezza economica e lavorativa. Forse con il tempo approverà la scelta effettuata, o forse se ne pentirà sentendosi sfiduciato nelle proprie capacità e rimpiangerà la decisione presa. Dunque, nel concetto di autostima, entrano in gioco anche le aspettative che noi stessi nutriamo e le aspettative del mondo esterno, le pressioni che ci spingono a raggiungere obiettivi che forse non ci appartengono, per rimandare un immagine “migliore” di noi. Dobbiamo fermarci a riflettere sulle nostre qualità, sui pregi e difetti, in modo oggettivo e realistico, accettando noi stessi così come siamo.

La bassa autostima è un problema concreto perché provoca conseguenze reali e deleterie sul benessere e sulla vita delle persone quali: ansie da prestazione, insicurezze, frustrazioni, fino alla comparsa di sintomi psicosomatici o depressivi gravi. È possibile migliorare la propria autostima personale, facendosi aiutare da un esperto psicologo psicoterapeuta, con cui ripercorrere e ragionare sulle convinzioni profondamente radicate in noi, che ci portano a non credere in noi stessi. 

Riprendendo le parole di Eleanor Roosevelt, la poca autostima è anche una nostra responsabilità, perché siamo noi ad autorizzare gli altri ad attribuirci un valore. Quindi, il cambiamento nella nostra autostima deve partire primariamente da noi. Dobbiamo cambiare il modo in cui percepiamo noi stessi ed è possibile farlo con un percorso di sostegno psicologico.

facebooktwittergoogle_pluslinkedinmail