RISPONDE L'AVVOCATO CIVILISTA

RISPONDE L’AVVOCATO CIVILISTA a cura dell’ Avv. Lara Mostacchi del Foro di Novara

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Gent.le Avvocato, Sono trascorsi 9 mesi da quando ho prestato a un “amico” la somma di 300 Euro. Per scrupolo avevo fatto firmare per accettazione una specie di ricevuta senza la data di restituzione e da corrispondere senza interessi. Dopo i primi 4 mesi senza alcun cenno da parte del debitore sempre prodigo di assicurazioni e di promesse, ho iniziato mensilmente a richiedere la restituzione del dovuto.
Ho finito poi, con interpellare i Carabinieri, i quali hanno convocato il personaggio, chiedendo lumi sulla situazione. L’unica strada percorribile è sembrata quella della denuncia. Non vorrei arrivare a tanto, considerata la cifra non importante ( l’amicizia lo era di più), ma l’essere preso in giro per tanto tempo con scuse banali, mi indispettisce e mi umilia. Sinceramente non so come affrontare ulteriormente la situazione, per me nuova, e vorrei indietro i miei soldi. Cosa e come posso fare? Grazie per la risposta, cordialmente saluto. Angelo

Caro Angelo, innanzitutto rivolgersi ai Carabinieri in questo caso è assolutamente inutile, poiché la querela non puoi sporgerla in quanto non è ravvisabile alcun reato commesso dalla persona a cui hai prestato il denaro; hai scelto liberamente di prestarglielo e, per quanto scorretto moralmente, la mancata restituzione del prestito non è un reato.
Nel caso di specie, inconsapevolmente, hai stipulato un contratto di “mutuo”. Basterebbe infatti, anche un semplice accordo verbale. Difatti, perché si possa parlare di mutuo, non è necessario né che uno dei due soggetti sia una banca, né che vi sia un contratto sottoscritto dalle parti. Il mutuo può concludersi anche oralmente, con la consegna materiale della somma. Per ottenere la restituzione dei soldi, sarà necessario rivolgersi ad un giudice, instaurando una causa ordinaria.
Nel tuo caso, la “semplice” ricevuta firmata dal debitore infatti, non è un titolo esecutivo come l’assegno o la cambiale, quindi il creditore, per aggredire i suoi beni con l’atto di pignoramento, deve necessariamente ottenere una sentenza esecutiva, emessa a seguito di un ordinario processo di cognizione; soltanto dopo l’emissione di tale sentenza potrà cominciare il processo di esecuzione nei suoi confronti. In particolare, bisognerà procedere davanti al Giudice di Pace se l’ammontare prestato non supera 5.000 euro; diversamente, si dovrà ricorrere al Tribunale. In questa sede solitamente, potrebbe risultare problematica la prova dell’esistenza di tale prestito. Infatti, l’atto scritto ha proprio la funzione di superare tale difficoltà. Per dimostrare il fatto storico del prestito del denaro, se ciò è avvenuto tramite bonifico bancario o altri sistemi di pagamento tracciabili, sarà necessario offrire una prova documentale. Diversamente, bisognerà usare altri mezzi come testimoni o, più efficacemente, eventuali scritti ove la parte che ha ricevuto il prestito (mutuataria) ha, in qualche modo, riconosciuto l’esistenza del debito. La e-mail, per la nostra legge, fa prova solo se non contestata dalla controparte.
Siccome il contratto di mutuo si presume sempre a titolo oneroso, il giudice, dopo aver accertato l’esistenza del prestito, condannerà la parte mutuataria alla restituzione anche degli interessi maturati sulla somma. Se non era stato fissato un termine per la restituzione della somma, oppure non lo si riesca a provare, sarà il giudice a fissarlo, avuto riguardo alle circostanze concrete. Se è stato convenuto che il mutuatario paghi solo quando potrà, il termine per il pagamento è pure fissato dal giudice. Si può agire in giudizio entro massimo 10 anni dalla consegna del denaro; oltre questo termine il diritto si considera prescritto. Tuttavia, prima di agire avanti un Tribunale o un Giudice di Pace a seconda dell’ammontare del prestito, ti suggerirei d’iniziare con una lettera formale di un legale, a mezzo del quale, richiedere la restituzione del prestito al tuo (ex) amico.

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