CONTE MOLTE FANDONIE

Conte? Molte fandonie

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Le fandonie di Giuseppi l’imbonitore, ormai non incantano più nessuno: ormai sappiamo tutti che una ne promette e cento non ne mantiene.

Una delle tante è quella del Ponte-Sullo-Stretto già ventilato, assicurato e promesso da Conte che vorrebbe inserirlo nei progetti da presentare all’Europa. Ma fra i 557 progetti preparati da proporre per avere i soldi (se e quando arriveranno) del recovery fund, del ponte non se ne vede traccia.

Poi ha enfatizzato lo sviluppo del Mezzogiorno. Tutti sanno che le infrastrutture al Sud sono penose, le ferrovie sono quelle di inizio Novecento, ma Giuseppi e la sua combriccola fanno progetti per 600 miliardi, pur se quelli che “dovrebbero” arrivare sono solo 209 miliardi e dimenticando che un piano di collegamento nord-sud, impiegherebbe circa 150 miliardi. Risultato? Per ora si intravvedono solo sprechi e soldi che volano via e si dissolvono come bolle di sapone, lasciando il Meridione sempre abbandonato a se stesso.

E parlando di Europa, afferma a fasi alterne “Mes no, recovery fund sicuramente sì”. Lo ricordate, a inizio lockdown? Ricordate la sua “potenza di fuoco” rivelatasi meno di un petardo? Poi è stato una continua incertezza: “Mes vediamo”, “eventualmente Mes”, “valuteremo, vedremo, in caso decideremo”, tanto che ad oggi, nessuno ci ha capito più niente ma tutti vediamo Giuseppi appeso al Mes, decisamente voluto e preteso da quel Pd che i soldi li fiuta meglio di un cane da tartufi.

“Giuseppi, che vuol dire fiducia”, aveva promesso: “Risolveremo il problema degli sbarchi, non siamo più soli” lodandosi e sbrodolandosi sventolando l’accordo di Malta. Ebbene: problema risolto. Gli sbarchi sono cresciuti a dismisura; Lampedusa è stata conquistata dagli africani; il governo affitta navi da crociera per i clandestini lasciando al contempo, carta bianca alle peggiori ONG operanti in Europa; la ministra Lamorgese si è completamente arresa e non ha più alcuna reazione… pertanto, problema risolto.

“Nessuno perderà il lavoro”: ma spietatamente l’Istat, ha affermato che causa Covid, abbiamo più di 500mila lavoratori disoccupati e con qualche approfondimento, ho trovato facilmente questi dati: quelli in cerca di lavoro sono cresciuti di 50mila disperati, i dipendenti a termine sono calati del 16,2%, gli indipendenti del 4,5% pari a meno 239mila, il tasso di disoccupazione sale al 9,7%, i disoccupati salgono del 5,8% (più 134mila), il tasso di disoccupazione giovanile si esalta sopra il 30%. Vuol dire che un giovane su tre non fa niente: gli altri due presumibilmente, si arrabattano ai limiti della legalità o della decenza, non certo della sopravvivenza.

Parlando di giovanissimi, ovvero gli studenti, ecco un’altra promessa di Giuseppi: “aule nuove alla ripresa scolastica di settembre”. Arrivato il 14 settembre, come da aspettative reali ci siamo ritrovati con aule che non ci sono, né nuove né vecchie ed allora c’è stata la corsa alla creazione, sfruttando mense e palestre nelle scuole, caserme ormai vuote, bordelli dismessi, chiese sconsacrate e anche in attività, guardando in caso di ulteriore necessità ai luna-park, alle patrie galere anche queste svuotate dal suo Buonafede e conventi monacali. Stendiamo invece, un velo pietosissimo sull’argomento banchi con o senza ruote, sulle inesistenti mascherine gratis che hanno fatto sparire nel nulla i milioni nel Lazio e un po’ ovunque, e via discorrendo.

Chi non ha di questi problemi avendo a disposizione i numerosi prefabbricati e containers, sono i terremotati di Marche e Umbria. E qui ricordo uno spregiudicato Giuseppi che indossando il classico caschetto giallo, elargiva promesse a destra e manca: “Non vi dimenticheremo, nessuno sarà lasciato indietro, il governo c’è, lo Stato funziona” una promessa fatta anche dal dormiente del Colle. Ma ormai, le popolazioni di Marche e Umbria e la gente di Amatrice, non ci fanno più caso. In particolare, dopo l’esperienza vissuta con la commissaria straordinaria Paola De Micheli, quella che lasciando tutti nelle baracche, ha programmato la ciclabile sullo Stretto di Messina. Al che, la gente delle zone rosse, si è arresa: hanno compreso che questi, hanno ormai finito pure la vergogna.

 

Questi, sono solo alcuni esempi delle panzane di Giuseppi e della sua corte. Comprendo che l’arte del cacciar balle è un requisito indispensabile in politica. Probabilmente, credo che mai, sia esistito un uomo delle istituzioni o dei partiti che non sia stato accusato di non mantenere le promesse: pare sia fisiologico ed inevitabile. Forse però, un minimo di rispetto verso il popolo, forse non guasterebbe.

Gian Roberto D’Ulisse

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