IL DRAMMA DI FORZA ITALIA

Il dramma di Forza Italia

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di Gian Roberto D’Ulisse

Il fatto che Silvio Berlusconi abbia scelto il silenzio e non abbia fatto commenti all’indomani delle tornata elettorale la dice lunga sul risultato ottenuto.  Qualcuno ha detto ch’era la convalescenza dopo la brutta avventura del Coronavirus, ma i più attenti hanno subito individuato il motivo nella delusione per un risultato elettorale che si è rivelato peggiore di quanto ci si aspettasse.

Ed il tracollo è molto chiaro nelle cifre.

Nelle sei Regioni alle urne, quel partito che per oltre vent’anni ha dominato la politica italiana, è risultato sotto quota 500.000 voti. Un anno fa alle Europee, negli stessi territori gli azzurri raccolsero quasi 850.000 voti. Ed anche allora il risultato fu considerato poco soddisfacente.

Se cerchiamo scusanti, potremmo dire che in cinque Regioni su sei, il partito del Cavaliere non aveva un proprio candidato governatore e non poteva quindi, sfruttare questo traino. Ma lo smacco più dolente, lo si è avuto in Campania, dove il forzista Stefano Caldoro, ha visto la terra d’adozione di Berlusconi voltare le spalle agli azzurri.

In un anno, Forza Italia è crollata da circa 300mila a 119mila voti, mettendo in luce una vera e propria ecatombe. Se Berlusconi, pur dopo la disavventura del Coronavirus, è una sorta di entità al di là del bene e del male e nonostante lo smacco elettorale, resti un intaccabile mito, rimane il problema per la classe dirigente che lo circonda. Se il leader tace, il dibattito si fa caloroso nell’ambito dei “colonnelli” che cercano soluzioni per un rilancio non semplice da proporre.

Mariastella Gelmini consiglia una riflessione costruttiva sul rilancio di Forza Italia, valorizzando la vocazione liberale, riformista ed europeista, senza ambiguità a sinistra, aperture poste in atto dal Cavaliere e tutt’altro che gradite dalla base centrista. Altri suggeriscono la formazione di un contenitore che riparta dai territori basandosi sulle tante esperienze civiche, mentre il senatore Francesco Giro, realisticamente e con arrendevolezza, invita tutti a riconoscere la leadership di Matteo Salvini sulla coalizione. Michaela Biancofiore lancia l’ennesimo appello al rinnovamento della classe dirigente riconoscendo che Forza Italia è andata in decadimento a causa di errori clamorosi.

Di fatto, il voto ha dato ai forzisti segnali chiari: uno di questi è di evitare eventuali avventure centriste al di fuori della coalizione di destra. Un altro segnale, arriva dalla frenata della Lega ed oggi Matteo Salvini non può offrire seggi ad altri tranne i suoi. Qualche possibilità ci sarebbe in Fratelli d’Italia, ma la fila alla porta della Meloni è lunghissima. Per gli azzurri, non c’è altra strada che provare a rilanciarsi, riproporsi con nuovi e più attuali progetti, molto più vicini alle idee salviniane e meloniane che non alle utopistiche idee renziane. Certo, bisognerà vedere se Berlusconi ne avrà la forza e la voglia. Difficile immaginare che possano ripartire senza la spinta o meglio, la guida del loro “grande timoniere”.

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