VOTAZIONI

“Sicuri che si vota a settembre?”

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Qualcuno mi definisce pessimista ma col passare dei giorni, avanza nel sottoscritto l’idea che non sia scontato il voto di settembre, sia per le regionali che per il referendum. Noi Trecatesi saremo interessati, perlomeno a chi interessa, dalla consultazione referendaria, pertanto la cosa potrebbe rivelarsi marginale. Ma è il principio in che conta: la libera scelta di espressione ed il fatto non secondario, che se il gruppo Meloni-Salvini-Berlusconi dovesse prevalere in più regioni, per i governanti rossostellati le cose diverrebbero molto più che critiche e magari, l’incertezza è d’obbligo, i rappresentanti del centrodestra potrebbero chiedere al dormiente del Colle di darsi una svegliata ed ascoltare la volontà del popolo, salvo ammettere e sottoscrivere, l’esistenza di uno Stato dittatoriale. 

Devo aggiungere, che ormai da più parti, si fa strada il convincimento di un rinvio delle elezioni, specialmente dopo che domenica, il Decreto Speranza ha di fatto imposto il lockdown alle discoteche e messo nuovamente nero su bianco, l’allarme coronavirus ad orologeria: il virus attiva il contagio alle ore 18,00 e cessa di contagiare alle ore 6,00; ossia scatta con l’aperitivo e cessa col cappuccino.

Il mio dubbio, è stato ripreso anche dal quotidiano Il Tempo oggi in edicola, che riporta un indiscreto succoso: “Sicuri che il 20 settembre si vota?”, pare sia stata la sibillina domanda che un esponente grillino avrebbe rivolto agli amici durante una cena e raccolta da un loro cronista.

Qualcuno, allineandosi al mio ragionamento, con fare preveggente consiglia di segnare nell’agenda la data del 18 settembre, prevedendo per quella data l’ennesimo decreto con l’addio alle elezioni, referendum compreso. 

Vi invito ad una semplice riflessione: sarebbe sufficiente l’innalzamento dei contagi anche senza eccessivi ricoveri ospedalieri, in una qualsiasi delle regioni nelle quali si vota per le amministrative, per far scattare il lockdown e la dichiarazione di zona rossa.  E se ci pensate, da qui a un mese tali probabilità sono quanto mai possibili: il ritorno dalle vacanze specialmente dall’estero, la ripresa del lavoro in ufficio e non più in smartworking, la speranzosa riapertura delle scuole e non da ultimo, il ritorno all’utilizzo dei mezzi pubblici.  A questo punto, elezioni e referendum addio.

Il premier Giuseppe Conte ed i suoi ministri, continuano a negare di avere intenzione di chiudere il Paese una seconda volta e speriamo vivamente sia vero, anche se la dimostrazione di poca o nessuna credibilità, è stata più volte dimostrata: significherebbe di fatto, far ripiombare l’Italia in una deleteria e distruttiva crisi economica, questa volta assolutamente insuperabile. Ma come detto, dopo le molte promesse mai mantenute, il rischio di vederne altre non stupirebbe nessuno e sono ormai in molti a non fidarsi più di quanto viene annunciato da Palazzo Chigi. 

Qualcuno in quel di Roma, soffia sul fuoco della probabile emergenza coronavirus perenne, richiamando alla mente una dichiarazione della scorsa primavera attribuita a Conte che, all’appello estivo per eccellenza “Non abbandonate i cani”, pare abbia aggiunto “che ad ottobre vi possono servire per uscire di casa”.

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