TUTTO COME PREVISTO

Tutto come previsto

facebooktwittergoogle_pluslinkedinmail

Era sabato 16 maggio, ossia una manciata di giorni addietro, quando scrissi l’articolo “Io ti do se tu mi dai” anticipando proprio quello che si è verificato oggi al Senato: Matteo Renzi e la sua combriccola, hanno salvato la poltrona a Bonafede, evitando la caduta di Conte che a sua volta, può far dormire tranquillo Mattarella circa una probabile rielezione; ovviamente, l’omino toscano ha salvato in particolare le sue poltrone e magari lo vedremo tra qualche tempo, andare a conquistare qualche altra sedia, poltrona o sgabello in qualche angolo del bosco o sottobosco politico, da elargire a elementi del suo entourage. Non necessitava essere chiaroveggenti per capire che sarebbe finita così, specialmente dopo che la Bellanova, la ministra “di peso” della compagine renziana, aveva portato a casa la sua dannosissima crociata pro migranti. La quasi certezza di quanto è poi avvenuto oggi in aula, l’ho avuta quando ho saputo dell’incontro tenutosi ieri e durato due ore a Palazzo Chigi, tra Maria Elena Boschi ed il premier. Tutto lasciava quindi supporre, che dal lungo incontro, qualcosa Boschi e Italia Viva avevano ottenuto: non resta che attendere per vedere o capire, cosa. Matteo Renzi, per l’ennesima volta si è prostrato pur di difendere la sua poltrona e quelle dei suoi parlamentari che, in caso di crisi di governo, nessuno andrebbe a rieleggere. 

Quindi, tutto come previsto: Italia Viva che giorni fa ha ottenuto l’appoggio grillino alla manovra della matrona, oggi restituisce la cortesia non votando le due mozioni di sfiducia contro il peggior ministro della Giustizia della storia repubblicana. Mai come oggi, si è vista la politica ridotta a mercanteggio di posti e poltrone e mai come oggi, si è palesata un’amara sconfitta per la nazione che si ritrova con 600 mila immigrati regolarizzati che andranno ad ingrossare le fila dei derelitti sfruttati dalle Coop rosso ecclesiastiche e dalla malavita ed un Guardasigilli che ha spalancato le porte delle carceri a centinaia di delinquenti e pericolosi mafiosi, dando un pessimo segnale di resa dello Stato seguito alle programmate rivolte carcerarie.

Lo avevo detto abbastanza chiaro e così è stato; sarebbe stato troppo alto il prezzo da pagare per Renzi: la caduta del governo, avrebbe di fatto segnato la fine del suo potere politico e delle sue smisurate ambizioni. Il ministro resta al suo posto, in caso contrario tutti i deputati e i senatori di tutte le compagini, sarebbero stati costretti ad andare a casa. Per cui, con il “do ut des” andato in scena, si è chiuso il cerchio e non succederà niente. Bonafede resterà al suo posto e così i suoi colleghi. 

Ho letto qualche commento sui giornali e sui social: riferendosi alle vane minacce di Renzi dei giorni scorsi ed alle quali solo gli sprovveduti potevano credere, qualcuno ha commentato: can che abbaia ma non morde”; La senatrice Lucia Ronzulli, ha paragonato la sceneggiata senatoriale, al remake della celebre triliogia di Sergio Leone: “Per un pugno di nomine”, “Per qualche poltrona in più” e “Il bello, l’inadeguato e il ridicolo”, “Regia di Matteo Renzi”. Duro anche il commento di Giorgia Meloni che chiudeva con un post scriptum al fulmicotone: P.S. Renzi se continui così tra un po’ avrai più poltrone che voti”. Il portavoce degli azzurri alla Camera e al Senato Giorgio Mulè, con una nota, ha lanciato strali su Renzi e la compagine di governo: “Matteo Renzi dimostra ancora una volta di chiacchierare tanto e agire poco. Dio li fa e poi li accoppia: uniti nel giustizialismo, uniti nella spartizione delle poltrone. Sacrificare ideali e principi nobili in cambio di posti di comando, appartiene alle miserie dei piccoli uomini”.  

facebooktwittergoogle_pluslinkedinmail