UNA CITTA' AGONIZZANTE

UNA CITTA’ AGONIZZANTE

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Molti Comuni medio piccoli o le città di provincia in particolare, e Trecate ne è la riprova, stanno subendo quasi nell’indifferenza di chi amministra e con la molta preoccupazione di chi sta sopportando il fenomeno, una sempre più intensa moria di esercizi commerciali al dettaglio. 

Percorrendo talune vie specialmente del “centro storico” (la nostra via XX Settembre ne è l’esempio più eclatante) bastano forse le dita di una sola mano per contare le attività sopravvissute. Probabilmente il fenomeno va ricercato nel sempre crescente avvento della grande distribuzione che se da un lato favorisce gli acquirenti con la gamma degli articoli e con prezzi ai quali è difficile fare concorrenza, dall’altra contribuisce a dirottare risorse economiche, impoverendo in modo consistente l’economia degli esercizi cittadini. E’ facile accorgersi del fenomeno, quando si va alla ricerca di taluni prodotti che risultano quasi assenti per alcuni settori commerciali. Faccio alcuni esempi. Vorrei acquistare scarpe classiche: in città, se togliamo il periferico “mercatone”, esiste un solo negozio che espone molti “modelli sportivi” facendo intuire che un certo tipo di calzatura non lo tratta. Quindi? Devo recarmi a Novara o rivolgermi alla grande distribuzione! Mi è capitato di cercare un completo blu elegante ma classico e 4 camicie bianche, classiche e con gemelli; la faccio breve: dopo aver girato i rari negozi di Trecate che trattano abbigliamento, ho rinunciato poiché non ci sono con vestiario maschile e quel poco che si trova, sovente non fornisce ciò che necessita. Niente vestito e… una sola camicia. Nel settore abbigliamento maschile, come per le calzature, Trecate ha poco ed è mal fornita, contrariamente all’abbigliamento femminile che però è deficitario nel settore calzature. Va aggiunto, che nei vari negozi di abbigliamento femminile, i commercianti rimasti resistono tenacemente, combattendo spesso impari battaglie nel cercare di offrire il meglio nella qualità che spesso si scontra con la necessità dell’offerta economica. Si vedono in taluni negozi, articoli che attraggono, salvo poi scoprire che sono prodotti di importazione, le cineserie, che se da un lato offrono prezzi “stracciati”, allettanti, dall’altro spesso sentiamo dire che hanno requisiti magari dannosi per svariate caratteristiche. Non essendo dell’ambiente, anche se per diversi motivi sono a contatto coi commercianti, spesso mi chiedo cosa fanno le amministrazioni locali per salvaguardare, aiutare, favorire, sostenere il commercio al dettaglio; oltre che vedere la proliferazione degli empori per la grande distribuzione, da parte dei commercianti odo solo lamentele sull’assenza delle istituzioni. Mi dicono sovente, che da tempo non hanno segnali positivi con bandi, aiuti o quant’altro da parte di Comune, Regione o (pia illusione), da parte del governo e quando qualcuno arriva, è solo per la cartella delle tasse che quelle sì, sempre più presenti, esigenti e puntuali (Tari, Tasi, Imu… e company).  

Procedendo di questo passo, quando cercherete un calzolaio o un piccolo artigiano a cui chiedere una riparazione, non lo troverete. Vi necessita un mobile su misura, l’aggiustamento di una persiana, una saracinesca, un qualsiasi mobile o serramento… Guardiamoci attorno e ci accorgeremo che non ci sono più falegnami, fabbri, calzolai e stanno sparendo sarti che lavorino su misura e tolto quel singolo che ancora si barcamena, abbiamo solo e soltanto cinesi! 

Si badi bene, non ne faccio una questione politica: sono considerazioni, constatazioni… Non c’è più una vera ferramenta all’interno della città per comprare una vite, della vernice, dei tasselli, degli utensili… in una città come la nostra ci sono due pasticcerie, ma se dovete aggiustare un divano? Meglio buttarlo e magari nel primo piazzale vicino casa, come capita spesso di trovarne… Tante attività sono sparite o stanno resistendo a fatica, dovendo fronteggiarsi con i sempre più numerosi e grandi centri commerciali, dove distratte cassiere o banconiere, magari stressate dai turni lavorativi e non sempre equamente pagate, vi prestano poca o nessuna attenzione, fornendovi quasi meccanicamente ciò che chiedete.

Tra non molto, col prosieguo di serrande che si abbassano e luci dei negozi che si spengono, avremo il contrasto tra gli sfavillanti e lucenti centri commerciali nella periferia, mentre nelle vie centrali delle nostre città desolatamente buie e deserte, il traffico sarà prevalentemente automobilistico ed il sempre più scarso traffico pedonale, sarà circoscritto ai residenti di quella via. Questo stato di cose, sarà anche quasi sicuro veicolo di degrado ambientale oltre che di decadimento civico e sociale.

Giustamente, le piccole o medie attività commerciali che stanno annaspando per sopravvivere, chiedono aiuto sia agli addetti ai lavori intesi come responsabili amministrativi, sia alla cittadinanza esortandola a rivolgersi per i propri acquisti a queste attività: avranno modo di contribuire anche alla sopravvivenza della propria città. 

Casualmente, ho sentito una giovane signora dare risposta ad un anziano che la pensava come me ed il pensiero di quella giovane donna mi ha sconcertato: se tengono aperto è perché hanno convenienza altrimenti tirerebbero giù la saracinesca”. Purtroppo, la giovane donna forse non ha considerato che un negozio che chiude è la fine di chi gestisce, a volte anche di qualche persona che ci lavora ed ancora, la lenta agonia della città. Una spicciola riflessione: il mancato contributo di tasse che quei negozi chiusi non daranno più all’economia cittadina a chi verranno accollate?

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