2 - Abbazia di Cerrate

Abbazia di Cerrate

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L’Abbazia di Santa Maria di Cerrate (o “Abbadia di Santa Maria a Cerrate sita nelle pertinenze della Terra di Trepuzzi”, come vi si può leggere oggi all’ingresso), è uno dei gioielli dimenticati che si possono trovare nella ricca provincia salentina, inoltrandosi in strade poderali e sobborghi rurali. La costruzione è situata sulla strada provinciale che collega due paesini della provincia di Lecce: Squinzano e Casalabate (quest’ultima località conosciuta come marina, abitata soprattutto nei mesi estivi). 

L’Abbazia, in tutta la sua bellezza, fu voluta, fondata e costruita su commissione del Conte di Lecce Tancredi di Altavilla intorno al XII secolo. Si narra che il Conte proprio in quel territorio, ebbe la visione della Madonna fra le corna di un cervo (dal nome dell’animale deriva la denominazione Cerrate o Cervate) e per tale ragione decise di far erigere l’Abbazia. La struttura venne utilizzata per lungo tempo, si pensa almeno fino al Cinquecento, come importantissimo polo religioso, ma poi abbandonata alle intemperie e alle sterpaglie e addirittura, utilizzata come masseria. A partire dalla seconda metà del Novecento, il terreno sul quale sorge l’Abbazia è divenuto di proprietà dell’amministrazione provinciale di Lecce che, nel 1965, lo ha acquistato e nel tempo, ha trasformato l’intera opera architettonica nella sede di un museo, nonché di un centro di ricerche folkloristiche e tradizionali della terra salentina.

L’intera opera architettonica ricorda, nei suoi tratti essenziali, lo stile romanico, che si riconosce in diverse caratteristiche. Elemento essenzialmente romanico è la chiesa che presenta un prospetto monocuspidale, arricchito da piccoli archi che inducono l’osservatore ad immaginare la divisione interna della struttura stessa. Ulteriore elemento inconfondibilmente romanico, è il rosone che arricchisce la facciata esterna della chiesetta. Sotto al rosone si può osservare un sobrio portale duecentesco decorato dai rilievi che evocano importanti scene religiose, come l’Annunciazione della Vergine, la Visita di Santa Elisabetta, i Magi e la Fuga dall’Egitto.

Il Colonnato ed il Pozzo dell’Abbazia

Al lato della Chiesa s’intravede in prospettiva il colonnato del portico risalente al XIII secolo, composto da colonne dal tronco cilindrico e poligonale, sovrastate da capitelli decorati in vario modo.

Immancabile elemento distintivo di qualsivoglia centro autonomo è il pozzo, in questo caso ornamentale, risalente al XVI secolo. Anche l’interno della struttura si caratterizza per un approccio sobrio ma colmo di simbolismo religioso. La tipica impostazione a tre navate non lascia spazio a fraintendimenti stilistici, il tutto sovrastato da un soffitto realizzato in travi, canne e tegole, secondo la tradizione del tempo. Ad arricchire l’ambiente, proprio sull’altare maggiore, è stato posto un baldacchino risalente al 1269. Di notevole interesse sono anche gli affreschi duecenteschi e trecenteschi che adornano le pareti: troviamo il Cristo in gloria, gli Angeli e i Santi, nei sottarchi la raffigurazione dei Santi e lungo le pareti le raffigurazioni di Santi e la Vergine col Bambino. Alcuni degli originari affreschi sono stati rimossi dalle pareti in occasione dei lavori di restauro: le opere sono state assicurate alle cure dei restauratori e poi conservate nell’adiacente museo e destinate all’esposizione al pubblico.

Frantoio ipogeo accessibile lateralmente all’Abbazia

A tutt’oggi nelle sale del museo è possibile osservare le seguenti opere: Dormitio Virginis, Annunciazione della Vergine, Miracolo della cerva, San Giorgio con la principessa, Sant’Anna e San Gioacchino con Maria Vergine, San Demetrio, San Michele e altri Santi.

Attualmente l’Abbazia è sotto tutela del FAI Fondo per l’Ambiente Italiano.

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