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Giudizi affrettati

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Chi come il dipendente pubblico, ruba facilmente, incarna il male assoluto. Il furto da parte del dipendente pubblico, è una piaga non facile da debellare, perché le leggi e la burocrazia aiutano se non addirittura difendono, il mariuolo.

Esempio eclatante di quanto appena detto, è stato l’episodio dei magazzinieri dipendenti di Malpensa che sono stati reintegrati nel loro posto di lavoro dalla Magistratura competente o chi per essa, perché gli “addebiti erano imprecisi”. Sono stati definiti addebiti imprecisi, i filmati che dimostravano come questi dipendenti disonesti commettevano il furto anche con scasso, facendo saltare i lucchetti di chiusura dei bagagli. Il reintegrare chi ruba, potrebbe essere una deviazione o un errore degli organi preposti, ma sicuramente è una lacuna da colmare da parte del legislatore che non ha legiferato in modo corretto, lasciando ampio spazio ad interpretazioni di certi regolamenti.

Altra recente notizia della scorrettezza di un dipendente pubblico, riguarda la dirigente Anas che consegna il malloppo alla madre per conservarlo e nasconderlo. Forse questa sarà una mamma moderna, ma sicuramente non è stata e non è, una buona madre. Avrebbe dovuto obiettare sul comportamento della figlia, arrivare anche a minacciarla di denuncia, oppure se non altro, tenendo nella dovuta considerazione l’amore materno, almeno rifiutarsi di collaborare. Se avesse adottato un comportamento più consono, avrebbe salvato l’onore e l’ottima posizione sociale della figlia evitandole di finire in galera. Ha purtroppo ragione, chi sostiene che la irreprensibilità e il rispetto del prossimo, siano beni o persone, non vengono pressoché più insegnati; la scorrettezza, è spesso agevolata dall’indifferenza di chi troppo spesso chiude un occhio o anche tutti e due, anche se non si è collusi. Di contro, capita troppo sovente che con superficialità e faciloneria, vengano incriminate e magari imprigionate persone solo per ipotetico reato. Nei casi di arresto di cittadini conosciuti alla comunità, certi organi di stampa, pur essendo il loro dovere l’informare, aggiungono sovente argomentazioni e illazioni a titolo gratuito, esasperando talune situazioni che conducono alla distruzione psichica morale e civica della persona coinvolta, indipendentemente dall’accertata reale infrazione commessa. A questo ovviamente, si aggiunge il blaterare del popolo, che trae sovente godimento dalle difficoltà e dai misfatti altrui, anche se non ancora realmente accertati.

Qualora poi dovesse a posteriori e nella lungaggine farraginosa della Giustizia, arrivare l’assoluzione per non aver commesso il fatto o il proscioglimento dalle accuse perché indebitamente coinvolti, tutto viene assolutamente ignorato da tutti, lasciando al solo individuo ed a pochi intimi, la gioia di sapersi “puliti”; tutto viene regolato da una sentenza che nessuno legge e che, quando va bene, si risolve con due striminzite righe degli organi d’informazione. Però il male fatto rimane e non lo si cancella.

Di casi del genere ne succedono in continuità e taluni anche all’interno della nostra comunità: si tende a condannare velocemente, senza attendere sentenze, e purtroppo le lungaggini dei nostri tribunali contribuiscono ad appesantire questo stato di cose, minando lo spirito di coloro che magari innocenti, si vedono coinvolti in vicende che distruggono moralmente, economicamente e talvolta fisicamente, l’individuo.

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