11 SETTEMBRE

Una data, un incubo: 11 settembre

facebooktwittergoogle_pluslinkedinmail

Tratto da “La rabbia e l’orgoglio” di Oriana Fallaci

Ero a New York, in un meraviglioso mattino di settembre. L’11 settembre 2001. Ho fatto ciò che al mattino non faccio mai. Ho acceso la Tv. L’audio non funzionava. Lo schermo sì. E su ogni canale, vedevi una torre del World Trade Center che dagli ottantesimi piani in su, bruciava come un gigantesco fiammifero. Un corto circuito? Un piccolo aereo sbandato? Oppure un atto di terrorismo mirato?

Quasi paralizzata son rimasta a fissarla e mentre la fissavo, mentre mi ponevo quelle tre domande, sullo schermo è apparso un aereo. Bianco, grosso. Un aereo di linea. Volava bassissimo. Volando bassissimo si dirigeva verso la seconda Torre come un bombardiere che punta sull’obbiettivo, si getta sull’obbiettivo. Sicché ho capito. Voglio dire, ho capito che si trattava di un aereo kamikaze e che per la prima Torre era successo lo stesso. E mentre lo capivo, l’audio è tornato. Ha trasmesso un coro di urla selvagge. Ripetute, selvagge, “God! Oh, God!” (Dio! Oh, Dio!). E l’aereo bianco si è infilato nella seconda Torre come un coltello che si infila dentro un panetto di burro.

Erano le 9 e zero tre minuti, ore. E non chiedetemi che cosa ho provato in quel momento e dopo. Non lo so, non lo ricordo. Ero un pezzo di ghiaccio. Non ricordo neppure se certe cose le ho viste sulla prima Torre o sulla seconda. La gente che per non morire bruciata viva si buttava dalle finestre degli ottantesimi o novantesimo o centesimi piani ad esempio. Rompevano i vetri delle finestre, le scavalcavano, si buttavano giù come ci si butta da un aereo avendo addosso un paracadute. A dozzine. Sì, a dozzine. E venivano giù così lentamente, così lentamente… Agitando le gambe e le braccia, nuotando nell’aria. Sì, sembravano nuotare nell’aria. E non arrivavano mai. Verso i trentesimi piani però, acceleravano. Si mettevano a gesticolare disperati, suppongo pentiti, quasi gridassero help-aiuto-help. E magari lo gridavano davvero. Infine cadevano a sasso e paf!

Sant’Iddio, io credevo d’aver visto tutto nelle guerre. Dalle guerre mi ritenevo vaccinata e in sostanza lo sono. Niente mi sorprende più. Neanche quando mi arrabbio, neanche quando mi sdegno. Però alle guerre io ho sempre visto la gente che muore ammazzata. Non l’ho mai vista la gente che muore ammazzandosi, buttandosi senza paracadute dalle finestre d’un ottantesimo o novantesimo o centesimo piano. Hanno continuato a buttarsi finché, una verso le dieci, una verso le dieci e mezzo, le Torri sono crollate e… Sai, con la gente che muore ammazzata, alle guerre io ho sempre visto roba che scoppia. Che crolla perché scoppia, perché esplode a ventaglio. Le due Torri lì invece, non sono crollate per questo. La prima è crollata perché implosa, ha inghiottito sé stessa. La seconda perché s’è fusa, s’è sciolta proprio come se fosse stata un panetto di burro. E tutto è avvenuto, o m’è parso, in un silenzio di tomba. Possibile? C’era davvero quel silenzio, o era dentro di me?

facebooktwittergoogle_pluslinkedinmail