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COMMERCIO

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Prosegue l’analisi di questo tema, con l’intento di sensibilizzare la popolazione ad acquistare nei negozi di vicinato, senza mettere la testa sotto la sabbia come gli struzzi.

 La domanda interna c’è: è calata ma c’è nonostante le difficoltà siano generalizzate ed i centri commerciali la raccolgano quasi tutta. I centri commerciali hanno una posizione di vantaggio, a partire dalla possibilità di spesa che è decisamente superiore ai negozi di vicinato. Inoltre, le aperture 7 giorni su 7, influiscono in modo notevole. 

Se attualmente hai un’attività e la gestisci con due persone, nel caso di apertura 7 giorni su 7, avrai necessità di una terza persona ed a quel punto, molto spesso i costi diventano difficilmente sostenibili. La grande distribuzione assume con contratti precari, cosa che spesso i negozi sotto casa non possono fare per vari motivi ed anche questo, fa aumentare il divario tra i due tipi di gestione. Molti supermercati inoltre, fanno volantinaggio pressoché continuo utilizzando agenzie che a loro volta applicano assunzioni precarie, spesso ricorrendo a contratti giornalieri e creando altre situazioni di disagio, visto che potrebbero permettersi di pagare in modo più dignitoso le persone che fanno questi lavori. I negozi di vicinato viceversa, smettono di fare pubblicità per ridurre di poche centinaia di euro le spese, con il risultato che la loro attività finisce nel dimenticatoio, oppure mettono solo post sui social che spesso la gran parte della loro clientela non frequenta, ottenendo quindi, un risultato modesto. Per fare pubblicità sui social inoltre, occorre avere post ad impatto, originali o con foto attrattive, ma spesso questo non avviene; pubblicando post con nessuna attrattiva, non si raggiunge pertanto il risultato sperato. 

Ma quando la grande distribuzione non aveva la presenza di oggi, la situazione era ben diversa: i negozi di vicinato prosperavano, i proprietari facevano una vita più che agiata, nella stessa via erano negozi uno accanto all’altro. Se ricordiamo quei tempi, i bottegai di generi alimentari e non solo, avevano un quaderno o un libro dove annotavano la spesa dei clienti: facevano praticamente a tutti, una sorta di micro-credito e la spesa la si pagava a fine settimana o a fine mese, quando arrivavano nelle famiglie i salari o gli stipendi,  mentre nella zone rurali, si arrivava spesso a saldare i conti pagando in concomitanza con i raccolti. Chissà se pagavano le tasse…  Poi hanno iniziato gradualmente a chiudere e spesso, erano proprio i bottegai dei negozi di vicinato ad aprire piccoli o medi supermercati o in taluni casi, a diventarne soci entrando in cooperative. 

Situazione molto diversa per i bar: ne sono stati aperti ovunque, anche in zone che obiettivamente era difficile immaginare si potesse aprire. Ora i baristi si lamentano ma alla crisi dei bar che chiudono, a differenza di altre categorie merceologiche, hanno spesso contribuito in molti casi gli stessi baristi. Alcuni bar chiudono già nel pomeriggio mentre altri non sono mai aperti di domenica; alcuni hanno alzato i prezzi in modo ingiustificato senza contare che volte, taluni si riforniscono acquistando prodotti in offerta nei supermercati e rivendendoli poi ai loro prezzi, trattandosi degli stessi prodotti che il cittadino potrebbe comprare direttamente al supermercato, risparmiando parecchio. I baristi si lamentano per ogni cosa: per uno stallo occupato, per una strada chiusa in occasione di eventi che hanno tradizioni centenarie, ecc. ecc… dimenticando di fare una analisi critica sul modo di proporsi alla clientela.

La situazione del commercio negli ultimi dieci anni è completamente cambiata e pochi hanno saputo adeguarsi. Adesso non resta che salvare il salvabile per evitare che i centri delle città diventino solo saracinesche abbassate. A Trecate si può fare qualcosa? Nei giorni scorsi, sono entrato nel centro commerciale di fronte agli uffici postali e vedere locali vuoti e saracinesche abbassate, crea una sensazione infinita di abbandono. Come già detto il mese scorso, questa amministrazione comunale sta riqualificando il centro cittadino per renderlo più attrattivo, ma dovrebbe senza esitazioni, intervenire anche sull’annosa questione del mercato settimanale: non si possono più vedere talune attività del mercato, poste esattamente in corrispondenza a negozi che vendono la stessa tipologia di merce.

E poi ovviamente, auguriamoci che i commercianti rimasti restino, cercando di far evolvere la propria attività per renderla più attrattiva. Ai nostri concittadini invece, chiediamo se possibile, di comperare nei negozi di vicinato: scopriranno un mondo che forse si erano dimenticati, fatto di rapporti fra individui, con le due chiacchiere tra persone che si conoscono da tantissimo tempo e con le quali, magari non si parlavano da anni.  Alcuni negozi di Trecate che restano aperti magari con difficoltà, meritano di essere aiutati: senza di loro muore anche una parte di noi. Evitiamo che la nostra città e le sue vie, diventino le vie dalle saracinesche chiuse e delle luci spente. Una volta perse queste attività, difficilmente qualcuno le potrà riaprire.  

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